lunedì 10 novembre 2014

Do it Yourself - I costumi e gli abiti di Francesca Manteri

Da quando ho dato vita a Livorno Artistica ho scoperto che il mondo della sartoria "do it yourself" non è morto, anzi è vivo è vegeto.
Francesca Manteri ne è uno degli esempi più importanti. Di lei parleremo in futuro anche di un'altro suo lato creativo, ma questa volta ci siamo concentrati sulla sua passione per il mondo dei costumi e la creazioni di abiti di qualsiasi genere.
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Costumista, modellista e sarta, realizza abiti e accessori per qualsiasi occasione ispirandosi alla storia del costume ma sempre con una vena punk. Gli abbiamo chiesto di parlaci un po' della sua passione e non solo... leggete che merita!

Cosa significa essere un creativo?... beh, sinceramente credo che il mio lavoro, più che al concetto di creatività sia riconducibile a due direttive per me del tutto inscindibili: in primo luogo l'etica DIY (Do It Yourself), nata tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80 con il punk (inteso come rivoluzione sociale, non solo come genere musicale) con cui si rifiutava di dipendere dalle multinazionali.


Nel mio piccolo si tratta di rifiutare la produzione in serie, semplicemente perchè non esistono due corpi uguali, e perchè quando vedo qualcosa che è tagliato storto mi sento morire! Poi, certo, gli abiti nei negozi li compro anch'io, ma prima di comprarli li analizzo nel dettaglio!



In secondo luogo, la mia carriera universitaria, con cui ho potuto conoscere a fondo la storia del costume, il costume di scena e il taglio storico, ha dato sicuramente una base fondamentale a tutto quello che è oggi il mio lavoro, dai piccoli lavori di aggiustatura ai costumi medievali. Lo studio è stato fondamentale in quanto non credo che possa esistere una creatività che scaturisce dal niente, ogni cosa ha bisogno di preparazione ed esperienza. Ad esempio un attore che improvvisa, non è che il giorno prima faceva il fruttivendolo e il giorno dopo è montato sul palco ed ha recitato benissimo. Quell'attore è stato anni a studiare e recitare per avere i riflessi abbastanza pronti per improvvisare.
Riassumendo, diciamo che più che una persona creativa, mi sento di aver imparato un mestiere che sta andando perso.



La passione per il costume, ma anche per gli abiti su misura in generale, l'ho ereditata da mia nonna (la mitica nonna Lea, per chi la conosce), da quando la guardavo cucire e lei mi lasciava i ritagli per fare i vestitini alle Barbie. E' sicuramente la persona che ha dato il via a tutto e che mi ha fatto mantenere questa passione fino ad oggi, tanto da specializzarmi nel taglio storico. Chi è venuto dopo ha solo contribuito a dare una base tecnica e scientifica, ma senza cuore.

In questo momento sto cercando di sperimentare il più possibile per migliorare sempre di più la qualità delle mie produzioni. Per il futuro il sogno sarebbe diventare come Umberto Tirelli, che all'inizio degli anni '60 ha iniziato la sua attività con due macchine da cucire, per diventare poi la sartoria teatrale più apprezzata nel mondo (la maggior parte dei costumi che vedete nei film storici americani è stata cucita dalla Tirelli Costumi, per citarne alcuni “Marie Antoinette” di Sofia Coppola, “Sweeney Todd” o “La fabbrica di cioccolato” di Tim Burton). Ma per il momento resta un sogno più che un progetto, anche se io di macchine da cucire ne ho già a disposizione sei!



Purtroppo, inoltre, la nostra città, è poco consapevole della sua ricchezza in campo artistico. Perché a meno che tu non faccia parte dell'ambiente (in senso lato, non parlo solo di chi crea, ma anche di chi è appassionato) non ti rendi conto di quante band esistano (una delle città con più band all'attivo in tutta italia, in proporzione al numero di abitanti, addirittura più di Milano), di quanti pittori, fotografi, ballerini, attori, cantanti, artigiani, si possano trovare e di quanti ne sono scappati.


Si dice che è in tempi di crisi che l'arte si sviluppa ai suoi massimi livelli, per cui visto che questa città sta lentamente morendo, il campo è più che fecondo. Un modo per farla rivivere sarebbe smettere di agire come se l'ignoranza fosse motivo di vanto e lasciare più spazio alla cultura.
Perchè un popolo ignorante non sarà mai libero, solo schiavo.

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