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mercoledì 1 marzo 2017

Le Noie e le Gioie di un amante del vizio - Bello FiGo al The Cage

Bello FiGo al The Cage:
Una digressione tra odio, controtendenza, punk e nemici dell'arte

Livorno non è certamente rinomata per la sua apertura alla promozione e all'espansione di una scena musicale degna di questo nome. Sicuramente qualche bel concerto e diverse iniziative ci sono, certamente, non voglio metterlo in dubbio. Ma si potrebbe, con le potenzialità logistiche e paesaggistiche, fare molto di più. Però non voglio partire con il mio solito e troppe volte colpevolizzato cinismo. Esistono locali come La Deriva (ex Sentina) e La Bodeguita che sfruttano il loro piccolo spazio anche per dare spazio alla musica: concerti di gruppi emergenti, jam session, open-mic e così via. Vuoi berti una birra in santa pace e ascoltare qualche volto nuovo o poco noto proporre il proprio repertorio o interpretare brani più famosi? Questi tipi di posti sono quello che fanno per te.

Invece, caro lettore, se vuoi andarti a vedere un concerto di una nuova realtà, ma con un organizzazione e un sound decisamente migliore, a Livorno c'è un posticino in cima alla salita di Via del Vecchio Lazzeretto. Vai su con la macchina, parcheggi,scendi e... Eccolo lì, il The Cage Theatre. Come molti livornesi e non solo sapranno, il The Cage è un'associazione culturale – oltre che nome, appunto, del locale in questione – che combina un sacco di cose interessanti, tra le quali spiccano il management di band e artisti indipendenti e organizzazione dei concerti.

mercoledì 1 febbraio 2017

Le Noie e le Gioie di un amante del Vizio - La rubrica di Michael Marini

IL PESO DELLE PAROLE


È il giugno del 2014. 
Non riesce ancora a dissiparsi nell'atmosfera l'eco delle migliaia di voci di una città trascinata dall'entusiasmo. Sui giornali di tutta Italia, sui blog, sui social non si parla d'altro: a Livorno c'è un'aria nuova, a Livorno dopo anni non c'è più la sinistra, a Livorno vince il Movimento 5 Stelle capitanato da Filippo Nogarin, che diventa il nuovo sindaco del borgo labronico oltre che ad essere istituito come simbolo di quel cambiamento tanto voluto dalla maggioranza degli abitanti. 

Per la città è festa, neanche fosse giunta la notizia di un armistizio che conclude un conflitto bellico atroce, le bandiere pentastellate svolazzano accompagnate dalla brezza notturna, annunciatrice di un'estate magnifica, proveniente dal Tirreno. La città ha fiducia, la città può rinascere.

venerdì 30 dicembre 2016

Un anno d'amore - Michael Marini


Lo dico chiaro e tondo: non sono uno di quelli che si aspetta grandi cose dagli anni a venire. Non sono un tipo che spera nell'anno che venturo, attendendosi eventi stellari o margherite che piovono dal cielo. Per me la vita continua, tutta insieme, senza anni, mesi, giorni. Una corsa inarrestabile verso il giacere del corpo sulla natura.
Però ho da dire che questo 2016, per me, è stato un anno... Non direi significativo, quanto più produttivo. Chi mi conosce potrà dire: “Un anno produttivo? E che avresti combinato?”
Non intendo produttivo dal punto di vista professionale e sociale. Bensì parlo del mio essere.

Sì, dato che questo è stato un anno in cui mi sono lasciato trasportare, strappare, ingoiare per intero dall'amore. Una banalità vero? Un ragazzo che sta cercando d'esser uomo tra le mille peripezie che quest'era ci offre, solo, soddisfatto unicamente da qualche avventura occasionale, prima o poi ci pensa all'amore.

photo by Letizia Ribecai
E quest'anno ho scoperto che sta qui l'errore: considerare amore semplicemente l'avere una compagnia fissa (che poi oggi di fisso c'è bene poco) da parte di un essere umano del sesso opposto.

venerdì 26 agosto 2016

La Pochezza (un pensiero di Michael Marini)


Ieri mattina mi sono svegliato intorno alle 9:00. Accendo lo smartphone mentre faccio colazione, dopodiché inizio a guardare messaggi e Facebook. Il primo post che mi si para davanti agli occhi è un articolo del Tirreno. Di cosa parla? Di una fortissima onda sismica che ha colpito il centro Italia. Inizio subito a informarmi, inizio a spulciare i giornali e trovo un articolo esauriente de La Repubblica che titola: “Terremoto 6.0 devasta il Centro Italia”.

Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo. Interi paesi rasi al suolo. Ci risiamo. Ancora una volta il mondo si rivolta contro chi lo abita.





Subito mi sono preoccupato per quella povera gente, famiglie intere, anziani, bambini, donne, uomini, ragazzi che si nutrono di sogni e speranze come me e tanti altri, che vedono in fugaci attimi la loro vita evaporare, i progetti di sempre che vanno a farsi fottere per un capriccio della nostra madre Terra. Mi sono immedesimato in tutti loro e, se posso dirlo da umano ed egoista, ho pensato “Meno male che non ci sono io”.

Finito il mio succo di frutta, con un pensiero malinconico nella testa, in disparte, ma che comunque era lì, ho pensato a una cosa ancor peggiore della tragedia avvenuta, qualcosa che in queste occasioni non manca mai: lo sciacallaggio e l'insensibilità.

lunedì 20 giugno 2016

Punto di Vista - Michael Marini

Siete spossati, avete mal di testa e vi posso anche capire. D'altronde ve ne state ogni santo giorno per ore davanti a uno schermo in ufficio a trafficare tra email e fatture, oppure siete al quinto anno di medicina e non avete più spazio nella memoria per immagazzinare altre informazioni per il prossimo esame.
Però soffermatevi ad osservare, analizzate quello che vi sta intorno. Un mondo che sembrerebbe da fuori qualcosa di bello e dinamico – sempre che tu non sia nato nel terzo mondo. Eppure quanta desolazione vi trovo io, nato forse troppo tardi, privato del godere di tutto il bello che i grandi ci raccontano a voce, alla tv, alla radio, nei documentari, nei film, nelle canzoni. Siamo nati troppo tardi ragazzi, ci hanno privato dei bei tempi andati. Ci siamo persi i grandi movimenti, l'ignoranza genuina, il vinile, i Rolling Stones, il rimorchiare senza strategie tecnologiche.
Fanculo i trilli, i messaggi, gli smiles.

photo by Daniele Salvato

E questi che tempi sono, invece? Non trovo definizione. Forse perché siamo il niente: pieno deserto intellettuale. Un'infinita e solitaria landa, dove cammino senza riuscire a trovare un posto fisso, dove le gioie di chi mi sta vicino non coincidono proprio con le mie.

mercoledì 27 aprile 2016

Livorno rimane, ma il livornese dove va?

“Viaggio d'andata/senza ritorno/bella Livorno/mi fermo qui”.
Così recitano alcuni versi di quella poesia intitolata Madame Sitrì, cantata dal nostro concittadino Bobo Rondelli. E ha pure ragione. Perché, ragazzi, guardiamoci bene in faccia, Livorno è bella.
Approvo la filosofia del “Non fermarti, viaggia e scopri”, certamente, non vi dico di dover per forza rimanere a vita fermi e immobili in questa città. Però, posso dire, che se il destino dovesse riservarvi una vita interamente vissuta nel luogo di nascita, vi è andata bene di esser nati a Livorno, perché sareste potuti nascere in un paesino sperduto del Nord Italia, abitato da poche anime e cullato dalla orribile nebbia.
Tutti d'accordo? Perfetto.

ph. Daniele Salvato
La nostra città di mare rimane sempre la stessa dopo anni.